Tempo determinato, trasformazioni al 31.12

I datori di lavoro che al 21 marzo 2014 si trovavano già oltre il limite quantitativo del 20% consentito dalla legge sui contratti a termine, dovranno rientrare nel predetto limite entro il 31 dicembre di quest’anno. Dopo tale data, l’unica sanzione che il legislatore prevede è l’impossibilità di avviare ulteriori rapporti a termine fino a quando non rientrerà nel limite percentuale. Su questi aspetti può assumere un ruolo importante anche la contrattazione collettiva anche aziendale, in base alla quale può essere stabilito un termine di rientro più favorevole per il datore di lavoro, sia spostando in avanti la data del 31 dicembre 2014, sia stabilendo un limite quantitativo meno restrittivo del 20%.

Rientra, quindi, nella competenza delle intese decentrate la possibilità di gestione flessibile del periodo transitorio stabilito dal Dl n.34/14. Tali intese potranno definire anche la durata complessiva del rapporto a termine (comprensiva di proroghe e rinnovi) superiore al tetto legale dei 36 mesi ed il superamento del divieto di usare lavoratori a termine (a parità di mansioni) presso unità produttive interessate da licenziamenti (nei 6 mesi precedenti), o nelle quali sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione dell’orario di lavoro, con ricorso ai trattamenti di CIG.

Ricordiamo che la norma di revisione del tempo determinato (Dl n.34/14 seguito da  circolari di Fondazione studi Consulenti del lavoro n. 13/14 e del Ministero del lavoro n. 18/14) ha previsto ha previsto la possibilità di stipulare contratti a termine privi di causale nel limite di 36 mesi, proroghe incluse.

Il termine del contratto a tempo determinato, infatti, può essere prorogato, solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a 36 mesi:  in questo caso le proroghe sono ammesse, fino ad un massimo di 5 volte, nell’arco del triennio, indipendentemente dal numero dei rinnovi, per lo svolgimento di  mansioni equivalenti.

Il numero complessivo di contratti a tempo determinato stipulati da ciascun datore non può  eccedere, in assenza di diversa previsione contrattuale, il limite del 20 % del numero  dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione (non rilevano tutte le successive variazioni in aumento o in diminuzione della forza lavoro che intervengono in corso di anno). Per i datori che  occupano fino  a 5 dipendenti è sempre possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato.

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